News

AI e capacità cognitive umane

AI e capacità cognitive umane

Quando delegare alla tecnologia diventa un rischio

Utilizziamo l’intelligenza artificiale per moltissime ragioni ma, tra queste, ce n’è una molto semplice: ci permette di risparmiare tempo e fatica.

Possiamo utilizzarla per cercare informazioni, riassumere un documento, scrivere un testo, analizzare dati o supportarci nella soluzione di un problema. Attività che prima richiedevano tempo e un certo sforzo cognitivo possono essere svolte, almeno in parte, dall’AI.

Ma cosa succede quando deleghiamo sempre più attività alla tecnologia?

Negli ultimi anni diverse ricerche hanno iniziato a indagare proprio questo aspetto e, in particolare, un fenomeno definito cognitive offloading, ovvero la tendenza ad affidare a strumenti esterni una parte delle attività che normalmente richiederebbero l’utilizzo delle nostre capacità cognitive.

Il cognitive offloading non nasce con l’AI

In realtà, non si tratta di un fenomeno nuovo e neppure necessariamente negativo. Da sempre utilizziamo strumenti che ci consentono di alleggerire il carico mentale. Pensiamo banalmente a un’agenda per ricordare un appuntamento o a una calcolatrice per eseguire un’operazione.

Con l’intelligenza artificiale, però, cambia la portata della delega. Non affidiamo più alla tecnologia soltanto attività semplici, ma anche operazioni che richiedono elaborazione, ragionamento, scrittura e analisi.

Ed è qui che la questione diventa più complessa.

Uno studio condotto dal MIT Media Lab ha analizzato, ad esempio, cosa accade durante la scrittura di un testo utilizzando un modello linguistico, un motore di ricerca oppure nessuno strumento. I risultati hanno evidenziato differenze nell’attività cerebrale e una maggiore difficoltà, tra chi aveva utilizzato l’LLM, nel ricordare quanto appena scritto.

Si tratta di uno studio circoscritto, che non permette certo di concludere che l’AI riduca le capacità cognitive, ma che offre uno spunto interessante sul rapporto tra utilizzo della tecnologia e sforzo mentale.

La questione è cosa scegliamo di delegare

Il punto, quindi, non è smettere di utilizzare l’intelligenza artificiale. Sarebbe paradossale pensarlo proprio mentre questi strumenti stanno dimostrando di poter semplificare e velocizzare moltissime attività.

La questione è piuttosto cosa decidiamo di delegare.

Utilizzare l’AI per liberare tempo da attività ripetitive può permetterci di concentrarci su compiti a maggiore valore. Diverso è affidarle anche la comprensione, la valutazione e il ragionamento, accettando magari un risultato senza verificarlo.

Imparare a utilizzare l’intelligenza artificiale significa, quindi, anche questo: capire cosa possiamo delegare alla tecnologia e quali capacità è importante continuare a esercitare.

Facebook
WhatsApp
Twitter
LinkedIn
Pinterest