Tecnologia e nuove aspettative nel mondo del lavoro
Una recente ricerca condotta da Ipsos Doxa per ASUS ha messo sotto la lente di ingrandimento l’approccio della Gen Z al mondo del lavoro, scandagliandolo sotto molteplici punti di vista.
Ciò che ne è emerso è un quadro che evidenzia come i nati a partire dalla fine degli anni 90 abbiano una visione del lavoro e del luogo di lavoro sensibilmente diversa rispetto a quella delle precedenti generazioni. Un dato fondamentale da tenere a mente è che la ricerca è stata condotta intervistando circa 400 dirigenti di primo e secondo livello, tra i 35 e i 65 anni, appartenenti ad aziende private di diverse dimensioni. I risultati raggiunti, quindi, raccontano la percezione degli intervistati e questo è un fattore dal quale non si può prescindere per approcciare correttamente lo studio condotto.
Ma andiamo ai risultati e analizziamo i principali elementi emersi: i più giovani vengono descritti come ambiziosi e impazienti, talvolta fragili e non sempre inclini alla collaborazione. Allo stesso tempo, vengono apprezzati per le competenze digitali, la rapidità nell’adottare nuovi strumenti e una maggiore sensibilità verso temi come diversità, inclusione e sostenibilità. Nel complesso, circa la metà dei manager intervistati giudica positivamente la loro integrazione nei team di lavoro. È soprattutto il rapporto con la tecnologia, però, a segnare una differenza.
Per una generazione cresciuta con smartphone, applicazioni e servizi digitali, utilizzare strumenti tecnologici avanzati sul lavoro sembra quasi scontato. Secondo la maggior parte del campione coinvolto nello studio, la Gen Z si aspetta di trovare sul computer aziendale applicazioni, software e funzionalità di intelligenza artificiale potenti e veloci almeno quanto quelle utilizzate nella vita privata.
L’AI entra così anche nel rapporto tra giovani e aziende. Non solo come tecnologia da imparare a utilizzare, ma come strumento per ridurre attività ripetitive e burocratiche, verso le quali i più giovani mostrano una minore disponibilità rispetto alle generazioni precedenti. Cristina Liverani, Director Public Affairs di Ipsos Doxa, sottolinea proprio come si tratti spesso di strumenti già presenti nella loro vita privata e che i giovani si dichiarano pronti a utilizzare anche nel lavoro.
La ricerca restituisce quindi un’indicazione piuttosto concreta: l’ingresso della Gen Z porta nelle aziende anche nuove aspettative sugli strumenti con cui lavorare. Per chi è cresciuto con il digitale, la tecnologia non rappresenta un elemento aggiuntivo, un plus, ma parte integrante dei compiti giornalieri assegnati loro.


